Un lungo silenzio

Non ancora definitivi i criteri per l'ammissione al nuovo albo dei Consulenti Finanziari.

Qualche collega ci ha chiesto come mai per così lungo tempo (da luglio scorso n.d.r.) non abbiamo pubblicato nessun intervento mentre ovunque era fervido ed acceso il dibattito e numerose erano le  domande e le indiscrezioni relative alla  regolamentazione attuativa della nuova figura del Consulente Indipendente. Non lo faremo nemmeno oggi ed il motivo è molto semplice: non abbiamo niente da dire. Ciò non significa che siamo senza idee, ma solo che non ci interessano i pettegolezzi e le supposizioni che non hanno una base concreta e certezze reali. Quindi poiché a tutt’oggi i regolamenti attuativi della Legge Delega sono ancora in bozza e quindi sottoposti a possibili , anche se improbabili modifiche, ci sembra inutile partecipare ad una discussione di cui i confini non sono per nulla definitivi.

Come abbiamo già avuto modo di dire altre volte, noi non abbiamo parrocchie e posizioni di mercato da difendere, ma ci interessiamo dei veri e reali problemi di due categorie di persone differenti ma speculari: il risparmiatore ed il consulente serio professionista. Per quanto riguarda i primi, approviamo l’intento di rigore con il quale il legislatore ha disegnato i requisiti per l’accesso alla professione, elemento volto a tutelare proprio il risparmiatore con l’identificazione di una figura professionale che svolge esclusivamente questa professione senza continui sconfinamenti in attività riconducibili ad altri albi professionali. Per quanto riguarda i professionisti che hanno già abbracciato o vogliono iniziare l’attività di Consulente Indipendente in investimenti finanziari, non possiamo che mantenere e ribadire l’impegno che il nostro statuto ci impone e cioè difendere e far riconoscere nelle opportune sedi la professionalità degli associati e la loro idoneità a svolgere la professione di consulente finanziario indipendente. Torneremo su questo argomento al momento della pubblicazione definitiva dei regolamenti attuativi per esaminare quali saranno le reali condizioni in cui si potrà svolgere l’attività.

Chi invece oggi si dà da fare per ottenere cambiamenti alle future regole così come prospettate dal Legislatore, ha motivo di farlo per cercare di sminuire per qualche verso la portata di questi provvedimenti in un certo senso rivoluzionari. Così come disegnata, la nuova figura del Consulente Finanziario Indipendente assume un’importanza ed una dignità mai avuta prima da altre figure da molto tempo attive sul mercato. Grazie proprio a questa sua caratterizzazione il suo ruolo avrà un importanza crescente e sarà quel professionista che avrà l’autorevolezza riconosciuta e sarà in grado di fare il “rompiscatole” verso quanti finora (banche, reti di vendita, società di gestione) hanno fatto il bello ed il cattivo tempo sul mercato. Sta qui l’interesse di parte nel cercare di confondere, di sminuire, di ridimensionare questa figura, di toglierele il carisma insito nella sua indipendenza e nella sua funzione di informare, in modo non distorto, il mercato.

Siamo tutti a conoscenza del continuo tentativo dell’Anasf di rendere possibile la consulenza anche a chi è in palese conflitto di interessi, ossia il promotore finanziario. Questo non è più possibile, poiché la Legge Delega  chiarisce in modo inequivocabile che il Promotore Finanziario può fare una sola cosa: promuovere sevizi di investimento e/o servizi accessori oppure collocare strumenti finanziari (modifiche art. 31 del TUF e anche Art. 4, par.1, n. 25 della Direttiva  Mifid). Ma tant’è Anasf  e Assoreti ci provano ancora e all’interno delle reti ( un piccolo inciso: vi siete mai domandati perché si chiamino reti di vendita e non reti di consulenza?) si continua a giocare sulla pelle dei promotori cercando di illuderli che potranno fare anche loro i consulenti. Continueremo a gridarlo finchè potremo ai nostri amici promotori: NON E’ VERO!  E’ vero pero’ questo e lo diciamo nel rispetto che portiamo verso le altre professioni: che chi ha una spiccata attitudine alla vendita è bene che continui a fare il promotore; chi invece non si riconosce in quella figura non si aspetti che le società mandanti gli vogliano far fare qualcosa di diverso.

Ecco perché oggi non abbiamo niente da dire, ma ci è sembrato un gran bel silenzio.